martedì 22 marzo 2016

A casa di Flavio Parte Prima



Era una grigia mattina d'autunno, una come tante, quando il  giovane Flavio Simone svegliato dal solito e acuto suono della sveglia, si alzò dal letto della sua stanza, e com'era solito fare rivolse  uno sguardo alla finestra, e a quel mare che da quasi 20 anni  gli teneva compagnia. Un quadro meraviglioso, sospeso nel promontorio della casa, una villa ampia spaziosa, forse troppo grande per lui ed il suo cane, un giovane Labrador di nome Coeli, che lo accompagnava costantemente nel suo jogging mattutino. Fu cosi, che alle 06.30 A.M., dopo aver preso in fretta un caffè, in compagnia di Coeli percorse il lungo giardino della villa, ricco di colori e profumi, di suoni ritmici, dettati dal cadere dell'acqua delle dodici fontane, poste in fila l'una di fronte l'altra, come se si guardassero, e parlassero insieme custodendo gelosamente i misteri della casa. Come da  consuetudine, il maggiordomo Gabriele Malidei, per tutti Gabriel, un uomo di quasi sessantanni, alto, corporatura robusta, di bell'aspetto,  lo attendeva alla fine del giardino per programmare gli impegni della giornata, assicurandosi che il giovane non dimenticasse nulla. Dagli abiti agli impegni quotidiani, alla preparazione del pranzo e della cena, c'era sempre  la super visione di Gabriel, un rapporto tra i due consolidato da quindici anni. Lo aveva visto crescere ormai, dall'adolescenza all'età adulta, dai compleanni alla festa di Laurea, una laurea in economia fortemente voluta dal nonno, alla tragica scomparsa dei genitori, a quel 22 settembre 1994. Flavio era un ragazzo di dodici anni, timido molto introverso, dall'animo ribelle, che lo portava sempre a chiedersi  il perchè delle cose, a non accettare mai il parere ed il volere dei genitori. Un rapporto conflittuale, che portava Flavio a chiudersi in se stesso, a scappare ed isolarsi dagli altri, rifugiandosi in ciò che piu' gli dava felicità, scrivere. Il padre non era mai in casa, preso sempre dai mille impegni che circondano  la figura di medico, la madre, una giovane arricchita, non faceva altro che chiudersi nel suo inutile shopping, comperando di tutto, placando cosi, quel disagio sociale che il matrimonio le aveva regalato.  Di umili origini, agli occhi della gente aveva fatto la classica scalata sociale, non abituata a relazionarsi con persone a lei molto diverse, decise di chiudersi dentro casa, riversando le mille  frustrazioni sul  piccolo Flavio. In quella casa cosi grande, Flavio era sempre più solo, costretto a rifugiarsi dietro una finestra, a sognare la libertà che a soli  dodici anni aveva perso. La madre che a stento usciva dalle mura domestiche , aveva regalato a Flavio la sua stessa sorte, costringendolo  a non aver contatti con gli altri bambini, a non poter giocare con la moltitudine di balocchi che la sua condizione agiata gli permetteva di avere, a perdere totalmente il sorriso, un ricco tra i poveri. Aveva libero accesso soltanto a due camere della casa, la sua stanza, e quella in cui la famiglia si riuniva per il pranzo e la cena, momenti in cui la presenza di Flavio era abbastanza fugace, il bambino infatti, cercava di ingurgidare tutto velocemente per paura che la sua lunga permanenza in quella triste tavola, fatta di dissapori, urla, incomprensioni, potesse far ricadere in lui parole di scherno, usate a volte dal padre come valvola di sprono, per quel figlio troppo introverso. Imprigionato dentro una stanza, ad osservare dei giochi che non poteva usare, Flavio scriveva, riverso per terra. La bella scrivania che ornava la sua camera, aveva  un uso diverso da quello per cui era stata realizzata , destinata infatti ad esibire gli unitili oggetti che quella casa conteneva, così aveva deciso la madre.
Un giorno di ritorno da scuola, Flavio assistette all'ennesimo e futile litigio tra i genitori, più cruento del solito, le urla rimbalzavano tra le pareti della casa e la mente di Flavio, che cercava di non ascoltare tappandosi le orecchie,  rifugiandosi dietro la sua finestra, lo sguardo sul mondo, l' unica forma di libertà che si era riuscito a ritagliare. Appena le urla e i rumori si furono placati, Flavio, con la paura e l'animo in tormento, soffocato dal dolore, dalla solitudine e da quell'ambiente troppo angusto, iniziò a correre, inghiottendo l'amaro delle sue lacrime, promettendosi che questo dolore non l'avrebbe più scalfito, ma che  sarebbe diventato  forza e  coraggio,  un'armatura cosi grossa e pesante, che lo avrebbe accompagnato per sempre. 

Pix Promenade ..........Fine prima parte

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1 commento:

  1. bella...molto ben scritta, buon inizio di caratterizzazione dei personaggi...beh allora alla prossima puntata Pix

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