martedì 20 agosto 2019

Bill Gates il segreto del successo

Bill gates pix Promenade successo fama



L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti.
"Bill Gates"…
La passione per il computer lo trasformò in uno degli uomini più ricchi del mondo, personalità fuori dal comune amante dei rischi prese decisioni che lo portarno ad essere "Bill Gates",  ecco alcuni punti fondamentali del suo pensiero che fanno ben comprendere la difficile via di una persona di successo:

1. Divertiti
…Bill Gates si divertiva  e si vedeva! Il segreto è farla sembrare una cosa facile.

2. Non ti dilungare
Rispetta la regola dei 10 minuti, non importa quanto pensi di essere brillante, dopo una decina di minuti il cervello di chi ti ascolta tende a scollegarsi. E… una volta scollegati li hai persi.

3. Fai parlare i numeri
Quando esempio Steve Jobs presentò nel 2001 il primo iPod da 5Gb spiegò subito che lo spazio era sufficiente per mettersi in tasca mille canzoni. La cosa ha funzionato…

4. Cita un argomento di attualità
Lascia cadere, nella tua presentazione, un’allusione a qualcosa che è appena successo. Di solito risveglia meglio di un caffè ristretto.

5. Condividi la tua passione
È contagiosa, così come l’entusiasmo. Insomma cerca di non farlo sembrare un lavoro. Anche se naturalmente lo è.

6. Pensa in un tweet
Se non riesci a descrivere il tuo prodotto in meno di 140 caratteri, c’è qualcosa che non va.

7. Butta i foglietti
Prova prima la tua presentazione in modo da non dover affidarti a degli appunti. Non c’è niente di peggio che veder scartabellare nervosamente.

8. Mostrati generoso
Non dimenticare mai di ringraziare chi ha contribuito a rendere possibile ciò che stai presentando al pubblico. Piace sia ai tuoi collaboratori che al tuo pubblico.

9. Usa oggetti di scena
Distribuisci il tuo prodotto e lascia che esso parli per te.

10. Vestiti in modo adatto
Niente maglioni neri a collo alto, jeans e scarpe da ginnastica. A meno che tu non sia Steve Jobs. E allora ci chiediamo perché tu stia leggendo…

11. «Non avere   paura del cambiamento. La gente ha temuto l'elettricità quando è stata inventata, no?»
Sopravvalutiamo sempre il cambiamento che si verificherà nei prossimi 2 anni e sottostimiamo il cambiamento che si verificherà nei prossimi 10 anni. Non lasciamoci cullare dall'inazione.

12.《Investi parte del tuo tempo  per cambiare i tuoi comportamenti  peggiori》.

13.《I clenti più infelici sono la più grande fonte di apprendimento》.

14. «La pazienza è un elemento chiave del successo».

15. «Il successo è un cattivo maestro. Seduce le persone intelligenti a pensare di non poter perdere».

16. «Va bene celebrare il successo, ma è più importante prestare attenzione alle lezioni di fallimento».

17. «Per vincere alla grande, a volte devi correre dei grossi rischi».

18. «In realtà il nostro successo è basato sulle partnership che scegliamo all'inizio».

Da alcuni di questi punti si delinea la grande personalità di Bill Gates influenzata spesso dalla mole di libri che giornalmente leggeva e che in molteplici occasioni consigliava, eccone alcuni:

The Quest: Energy, Security, and the Remaking of the Modern World, di Daniel Yergin.

The Bully Pulpit: Theodore Roosvelt, William Howard Taft, and the Golden Age of Journalism, di Doris Kearns Goodwin.

Seveneves, di Neal Stephenson (Gates dice che «spinge a pensare in grande» e che gli ha dato «l’ispirazione per ricominciare a leggere libri di fantascienza»).

How not to Be Wrong: The Power of Mathematical Thinking, di Jordan Ellenberg (in italiano: I numeri non sbagliano mai: il potere del pensiero matematico. Secondo Gates, «la tesi centrale del libro è che “occuparsi di matematica è avere il sacro fuoco ma essere legati alla ragione allo stesso tempo” e che, in un certo senso, tutti noi facciamo della matematica, sempre».

The Vital Question: Energy, Evolution, and the Origin of Complex Life, di Nick Lane, definito «un contributo importante per capire da dove veniamo».

The Power to Compete: An Economist and an Entrepreneur on Revitalizing Japan in the Global Economy, di Ryoichi Mikitani e Hiroshi Mikitani, «uno sguardo intelligente sul futuro di un Paese affascinante».

Sapiens: A Brief History of Humankind, di Yuval Noah Harari (in italiano: Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità), «…una sfida impressionante: raccontare l’intera storia della razza umana in sole 400 pagine».

Da tutto questo puoi apprendere il modo di pensare di una persona di successo rubandone i comportamenti ed i punti base che il più delle volte coincidono nelle personalità più disparate , e che in questo breve post voglio in tal maniera racchiudere:

-Accetta la totale responsabilità delle tue azioni e della tua vita;
-La ricchezza è uno stato mentale, che va al di là dei soldi;
 La libertà finanziaria è il risultato di un modello replicabile;
-Impara a conoscere l’importanza del gruppo dei pari e frequenta persone che possono rinforzare e supportare  comportamenti e  convinzioni;
-Impara ad  usare i soldi
I ricchi sono quasi tutte persone i cui genitori hanno impartito una forte educazione finanziaria. Fin da quando erano piccoli hanno gestito piccole somme, lavorato e pianificato per ingrandirle, scoperto i meccanismi dello scambio e dell’investimento. Un secondo aspetto, collegato al primo, è la conoscenza della matematica di base, che deve essere fin da subito abbastanza solida. È una delle conoscenze che, negli ultimi anni, ha garantito una certa ascesa sociale in tutti i settori, sia del tech che della finanza.;
-Crea cose che servono alle persone
A questo punto si deve passare all’azione, cioè raggiungere quello stato particolare in cui l’intelligenza crea l’idea e la costanza la realizza. Bisogna concentrarsi sui problemi delle persone e trovare loro nuove soluzioni. È tutto qui: occorre essere (e se non lo si è) creativi, ma anche pratici. E pensare tenendo sempre in mente gli altri, che altro non sono che i futuri clienti (o utenti, o qualsiasi cosa: in ogni caso, sono quelli che trasferiranno parte del loro denaro nelle vostre tasche). Bisogna conoscerli, e se non li si conosce, avere la fortuna di intuire i loro comportamenti;
-Scegli un’area che ami
Il modo in cui si risolvono i problemi è infinito, proprio come i problemi stessi. L’importante è farlo in un’area in cui ci si trova a proprio agio, altrimenti la noia e il disinteresse rovineranno tutto. È vero che, nel realizzare e portare a termine qualcosa, c’è sempre piacere ed entusiasmo. Ma per diventare ricchi occorre sentirsi in un ambiente familiare, proprio. Lo si deve conoscere a menadito per muoversi con sicurezza e in tempo.
-Non mollare mai
E poi, be’, va appresa la costanza e la fiducia in se stessi. Per diventare ricchi ci vuole pelo sullo stomaco e un grande carattere. Tutti cercheranno di impedirlo. Un ostacolo al giorno, da superare sempre. Ma i milioni, o miliardi, sono sempre una buona consolazione.

lunedì 19 agosto 2019

Benjamin Franklin La Tredicesima Virtù



Benjamin Franklin  personaggio emblematico della storia mondiale  e degli Stati Uniti
D' America  non ha sicuramente bisogno di presentazioni,  ecco perche ne tralascio la  storia e preferisco che alcune delle sue frasi parlino per lui:
• Le persone saranno più facilmente portate ad ammirare il tuo lavoro se sei capace di non farle sentire gelose di te;
•Le discussioni dovrebbero essere condotte senza la volontà di creare dispute e senza il desiderio di vittoria.
Personalità forte, decisa, ispirata da una continua voglia di sapere , a lui si deve l' invenzione del parafulmine, aveva un modo pragmatico, sistematico nell' organizzare  la quotidianità.
Benjamin Franklin strutturava accuratamente le sue giornate, stabilendo un orario molto preciso per andare a dormire, svegliarsi, lavorare, dedicarsi allo studio, nutrirsi, dedicando a fine attività del tempo per valutare con attenzione ciò che aveva appreso.
Il suo  modo di fare, che per molti può apparire curioso lo portava quatidianamente a fissare degli obiettivi per il raggiungimento dei quali  si poneva continue domande.
 Il parafulmine? Non sarebbe mai stato inventato se un giorno non si fosse posto la domanda di come evitare che molte persone morissero per via dei fulmini.
Franklin amava dedicarsi almeno 30 minuti al giorno, tempo utilizzato per ricaricarsi e risintonizzarsi con se stesso.
Amava aiutare gli altri e capì  che il fine più profondo della sua esistenza fosse  di prodigarsi per rendere il mondo migliore.
Da qui  alcuni concetti base della sua esistenza:
1)Sii utile e pratico. Crea qualcosa di utile per gli altri. Fai del bene alle altre persone. Il tuo valore è dato da quanto aiuti gli altri;
2) Sviluppa le tue virtù, soprattutto frugalità e operosità;
3) Confida nell’opinione comune e nella forza sociale data dalla classe media;
4) Accumula saggezza;
5) Cerca sempre un accordo tra le parti;
6) Non contraddire gli altri direttamente;
7) Viaggia;
8) Fai continuamente esperimenti;
9) Non darti il credito per i risultati ottenuti.
Nel corso della sua esistenza estrapolo' le 13 virtù che riteneva necessarie per il raggiungimento della perfezione morale:
TEMPERANZA Non mangiare a sazietà, non bere fino a divenire euforico.
SILENZIO Non parlare se non per recar beneficio a te stesso o ad altri. Evita i discorsi futili.
ORDINE Ogni tua cosa abbia il suo posto, a ciascuna delle tue attività dedica il giusto tempo.
RISOLUTEZZA Stabilisci di fare ciò che devi fare. Esegui senza fallo quanto hai deciso.
PARSIMONIA Non spendere nulla se non per far del bene a te stesso o ad altri, vale a dire non sprecare niente.
OPEROSITÀ Non perdere tempo. Sii sempre impegnato in qualcosa di utile. Evita ogni azione superflua.
SINCERITÀ Non ricorrere a sotterfugi che possono causare danno. I tuoi pensieri siano innocenti e giusti e tali rimangano se decidi di esprimerli.
GIUSTIZIA Non offendere nessuno, facendogli un torto o trascurando il dovere di fargli del bene.
MODERAZIONE Evita gli estremi. Trattieniti dal risentirti dei torti per come pensi che meriterebbero.
PULIZIA Non tollerare alcuna sporcizia nel corpo, negli abiti o in casa.
TRANQUILLITÀ Non agitarti per le inezie o per gli accidenti comuni e inevitabili.
CASTITÀ Di Venere usa raramente, solo per mantenere la salute o procreare, mai fino a saziarti, a infiacchirti o a pregiudicare la tua o l’altrui pace o reputazione.
UMILTÀ Imita Gesù e Socrate.
Per rendere più agevole il percorso di acquisizione di queste virtù/abitudini comportamentali applicò il seguente schema: invece di applicarle tutte insieme fin da subito, si concentrò su una alla volta in quanto credeva che l’impossessarsi di una poteva aiutare nell’apprendimento della successiva e così via.
Franklin comprese che fosse necessaria un analisi quotidiana per monitorare i progressi e così creò uno strumento in grado di aiutarlo in questo processo, nella sua autobiografia infatti afferma:
Mi feci un libretto nel quale destinai una pagina a ciascuna delle virtù. Su ogni pagina tracciai con inchiostro rosso sette colonne, una per ciascun giorno della settimana, contrassegnandole con la lettera iniziale dei singoli giorni. Tirai orizzontalmente tredici righe, marcandone l’inizio con la prima lettera del nome di una delle virtù, in maniera tale da poter segnare sulla riga corrispondente e nella colonna appropriata un puntino nero per ogni mancanza che nel corso dell’esame riscontrassi di aver commesso quel giorno rispetto a quella virtù.

domenica 18 agosto 2019

Scelgo la libertà-PNL






Joe prese il dépliant dal tavolo di cucina e gli diede una rapida occhiata, finché una frase catturò la sua attenzione.
Nella maggior parte dei casi le persone finiscono per vivere una vita difficile e per porre dei limiti alla propria felicità, perché il loro modo di pensare e le loro convinzioni precludono la possibilità di ottenere il meglio che la vita ha da offrire.
Rilesse la frase con attenzione. In effetti, l’idea era accattivante: “ottenere il meglio che la vita ha da offrire”.
Allo stesso tempo, il fatto che fosse il suo modo di pensare a fare la differenza lo lasciò abbastanza perplesso. Sapeva che il suo approccio al mondo era migliorabile. Al contempo, però, questo fatto gli sembrava insufficiente a spiegare i suoi problemi. Una cosa comunque era certa: qualche miglioramento nella sua vita avrebbe di certo giovato. Si trattava però di capire cosa fare.
Joe lesse un’altra frase:
Agisci come se fossi l’elemento che controlla la tua vita. Quando lo farai, allora lo sarai.
Mentre rifletteva sul senso di quelle parole, lasciò il dépliant sul tavolo e decise che era ora di andare a letto. Si infilò sotto le coperte. Era sfinito, eppure, come spesso gli capitava nell’ultimo periodo, invece di addormentarsi all’istante si ritrovò a fissare il soffitto con gli occhi sbarrati, la mente assediata da preoccupazioni e pensieri spiacevoli. I suoi problemi di insonnia erano dovuti allo stress, come gli aveva detto il dottore. Be’, a questa conclusione era arrivato anche da solo, per quanto non fosse un medico ma un a manager di una grossa azienda. Anche quella sera, Joe si ritrovò a esaminare le varie sfaccettature della sua attuale posizione lavorativa: le sue mansioni lo rendevano insoddisfatto, il rapporto con la sua responsabile era pessimo e, ciliegina sulla torta, aveva sentito voci di corridoio riguardo a una possibile ristrutturazione aziendale.
Per quanto adesso gli risultasse difficile ricordarlo, la sua vita in altri momenti era stata diversa. Per un lungo periodo era stato più sereno, più soddisfatto di se stesso e delle cose che faceva. Negli ultimi tempi, invece, i suoi pensieri dominanti erano lavoro e soldi, aveva abbandonato la palestra, era ingrassato e aveva ripreso a fumare. E Lisa lo aveva lasciato per un altro. 
Perché sono stato così sfortunato? Joe se lo domandava spesso. 
Sua sorella Maria, al riguardo, gli aveva spiegato che era inutile chiedersi il “perché”. Una volta gli aveva detto: “Sforzarsi per 
scoprire la ragione di un problema è molto meno utile che concentrarsi sul modo per risolverlo. Nella vita trovi quel che cerchi: 
se ti concentri sui problemi, avrai in mente i problemi; se ti concentri sulla ricerca di soluzioni, troverai soluzioni”.
Lo squillo del telefono riscosse Joe dai suoi pensieri. Alzò la testa dal cuscino, domandandosi chi mai potesse chiamarlo 
a quell’ora. Afferrò il cellulare e guardò il display: era proprio Maria.
“Ciao, stavo giusto pensando a te.”
“Eri già a letto? Ti ho chiamato per ricordarti del corso di venerdì… Hai ancora il dépliant che ti ho dato?”
“Ho sempre pensato che tu avessi qualche potere telepatico, e adesso ne ho la prova: l’ho riletto giusto mezz’ora fa.”
“Visto? Lo sai che io ti tengo sempre d’occhio… E allora?”
“Allora cosa?”, rispose Joe, che aveva già intuito dove sua sorella volesse andare a parare.
“Ti sei iscritto al corso come mi avevi promesso?”
“Lo sai che ogni promessa è debito… Specialmente quando si ha una sorella particolarmente testarda. Sì, venerdì sarò là. 
Sappi, comunque, che mi sono iscritto solo perché hai insistito: un corso sulla libertà personale non mi dice un granché.”
“Joe! Fidati di me, vedrai che imparerai un sacco di cose utili. Come avrai letto sul dépliant, è un corso di PNL, Programmazione Neuro-Linguistica. Sai almeno cos’è?”
“So solo che ne sei entusiasta, anche se non sei mai entrata nei particolari.” Fortunatamente, aggiunse mentalmente Joe, ma si guardò bene dal dirlo. 
“Allora te lo spiego in poche parole: la PNL è un sistema per pensare e comunicare in modo più efficace. Secondo me è una delle applicazioni più pratiche nell’ambito del miglioramento personale.
Alcuni la definiscono la ‘psicologia del successo’.”
“E a cosa servirebbe, in pratica, questa PNL?”
“Be’, ad esempio a liberarti da pensieri, emozioni e comportamenti negativi.”
 “Senti, so che sei convinta che mi aiuterà, ma mi sembra un po’ troppo bello per essere vero. Insomma, dubito che un corso di tre giorni possa sistemare tutto.”
“Considerala un’ottima occasione per cambiare, anche se è ovvio che non potrà sistemare ‘tutto e subito’. Tre giorni sono 
comunque utili per cominciare a riflettere sul tuo modo di ragionare iniziare ad assumere un maggior controllo dei tuoi pensieri.
Ossia, della tua vita.”
“Scusa, Maria, ma come fa un tizio che racconta le sue teorie ad aiutarmi a ‘cambiare’, come dici tu?”
“È proprio questo il punto, Joe. Non si tratta mai solo di teorie. La persona che tiene il seminario ti racconterà alcune sue esperienze e poi ti farà mettere in pratica diverse tecniche di PNL. Ti renderai conto fin da subito di come funziona. Credimi, ho seguito anch’io quel corso: è utile e divertente… E adesso piantala con le lagne! Puoi capire solo andandoci. Perciò, vacci.”
“Ti ho già detto che ci andrò, stai tranquilla…”
Improvvisamente, a Joe venne in mente una domanda che Maria gli aveva posto un paio di mesi prima e che, in qualche modo, sembrava legata al genere di discorsi che stavano facendo.
“Mi ricordo che un po’ di tempo fa mi hai chiesto se sapessi perché alcune persone vivono felicemente e altre no. In questo 
corso troverò la soluzione?”
“Può darsi”, rispose Maria. “Ascolta, Joe, ti chiedo solo di andare e goderti i tre giorni, senza troppi preconcetti. Ti renderai conto di quanto tu possa influire su ciò che ti succede. E non essere troppo sorpreso quando ti accorgerai di divertirti…”
Si augurarono vicendevolmente la buona notte. A quel punto, la speranza di prendere sonno era poco più di un miraggio. Joe si trascinò fuori dal letto e andò in cucina per bere un bicchiere d’acqua. Guardò fuori dalla finestra. Si sentiva bloccato, intrappolato nel suo stile di vita. Pensò a quanto i suoi giorni, 
in quel momento, fossero diversi da come se li era immaginati. 
Sospirò e si incamminò nuovamente verso la camera da letto, riprendendo il dépliant dal tavolo della cucina.
Lo sfogliò ancora una volta: “I segreti della libertà personale. Tre giorni con Richard Bandler”. Un’altra frase lo colpì.
Il nostro limite più grande non è costituito da ciò che vogliamo e non siamo in grado di fare, ma da ciò che non abbiamo nemmeno considerato di poter fare.
A Joe sembrò che quelle parole fossero indirizzate direttamente a lui. Con questa frase in mente tornò a letto, e questa volta, nel giro di pochi minuti, si addormentò.
Arrivato il venerdì, Joe si recò al centro congressi dove si sarebbe svolto il corso e si registrò all’ingresso rivolgendosi a uno degli assistenti. L’uomo, che indossava un completo elegante e aveva al collo un badge blu con la scritta “Trainer”, gli diede il benvenuto con un sorriso. Scorse una lista per cercare il nome di Joe e una volta riconosciuto il suo cognome disse: “Il fratello di Maria, suppongo. Piacere di conoscerti. 
Sono Alan”.
Si strinsero la mano.
“Se hai bisogno di qualsiasi cosa durante il corso sarò felice di aiutarti.”
Alan gli consegnò un badge e una dispensa e Joe entrò nell’auditorio. Il palco era stato allestito in fondo alla sala. Il resto dello spazio era occupato da file di sedie. Joe prese posto 
a metà platea. La musica di sottofondo proveniente dalle casse sui muri si mescolava con il brusio dei presenti. Joe si guardò intorno, disorientato e perplesso. La sala era piena: a occhio e croce, almeno cinquecento partecipanti. Evidentemente, l’argomento destava parecchio interesse. Eppure, una parte di lui era molto scettica. Che ci faccio qua?, pensò. È inutile, tre giorni buttati. Se non avessi già pagato l’iscrizione, probabilmente me ne andrei subito.
In quel momento, la donna seduta accanto a lui gli tese la mano, sorridendo, e fece per presentarsi: “Ciao, mi chiamo Annamaria, ma chiamami pure Anna”.
Joe sospirò e cercò di essere il più educato possibile. Non era in vena di convenevoli: avrebbe preferito essere ignorato. 
“Ciao, mi chiamo Joe, ma chiamami pure Joe”, rispose, provando a essere simpatico. 
“Piacere, Joe. Sono una psicoterapeuta. È la prima volta che partecipo a uno di questi corsi. Non vedo l’ora di vedere Richard Bandler: mi hanno detto che è molto divertente e decisamente provocatorio.”
Joe sorrise senza aggiungere altro, sperando che la conversazione finisse lì. Invece, Anna continuò a parlare, questa volta con un accento tedesco: “Ja, buon ciorno! Ho schtutiato psico-terapia freudiana e zono experta di psicoanalisi. Cerco le cause profonde dei problemi delle persone, ma non ti preoccupare, non ho intenzione di analizzarti”.
Mentre Anna continuava a parlargli della sua professione, Joe incrociò lo sguardo di una ragazza dai lunghi capelli castani, seduta al lato opposto dell’aula.
Era incantato da quegli occhi. 
In lei c’era qualcosa di speciale. Era vestita in modo piuttosto originale e sembrava sicura di sé. Sorrideva raggiante alle due persone sedute di fianco a lei. Una donna del genere è assolutamente al di fuori della mia portata, pensò Joe. Era seduta nella sua stessa fila, una decina di sedie più in là. Anna, intanto, stava 
ancora parlando.
Finalmente il volume della musica si alzò e un rombo di motocicletta annunciò l’inizio della canzone Born to Be Wild. 
Si abbassarono le luci e si accesero i riflettori: l’attenzione dei presenti adesso era rivolta al palco. Il seminario stava per cominciare. Joe decise di rilassarsi e di concedere una possibilità a questo Bandler. Che sua sorella avesse ragione? 
L’uomo salì sul palco, accompagnato da un fragoroso applauso. In effetti, Bandler era davvero carismatico. Emanava un senso di sicurezza coinvolgente. Indossava un elegante completo scuro, camicia e cravatta. Dopo alcuni secondi la musica si interruppe e l’uomo cominciò a parlare con voce profonda. Joe si 
chiese se avrebbe confermato la sua fama.
Comprendere la libertà personale
Buongiorno a tutti. Voglio iniziare parlandovi di libertà personale. Tutto è cominciato una quarantina di anni fa,perché volevo aiutare la gente a cambiare. C’erano in giro un sacco di manuali e di libri che spiegavano cosa non funzionava nelle persone, ma nessuno conteneva la benché minima indicazione concreta su cosa fare per migliorare la situazione. Fu allora che iniziai a cercare 
dei modi per aiutare le persone a essere libere. È ciò a cui ho lavorato per tutta la vita: la libertà personale.
L’argomento era interessante, in effetti. Joe si accomodò Meglio sulla sedia.
La libertà personale è la capacità di provare le emozioni che volete, spezzando così le catene di paura, tristezza e odio: catene fatte di emozioni e sensazioni negative, di convinzioni limitanti e di comportamenti distruttivi.
Joe cominciò a prendere appunti. 
Così cominciai a studiare uno dei terapeuti di maggior successo in quel periodo: Virginia Satir. Virginia era davvero brava nel suo lavoro e particolarmente tenace. 
Quando i suoi pazienti le sottoponevano un problema, lei lo affrontava con perseveranza e continuava a lavorarci fi no a quando li aveva aiutati a cambiare. Passavo molto tempo a studiare il suo modo di lavorare e come riuscisse a ottenere quei risultati. Fu così che, 
ben presto, cominciai ad accompagnarla negli ospedali psichiatrici. Visto che ero assieme a Virginia, i medici davano per scontato che anch’io fossi uno psicoterapeuta e mi lasciavano fare quello che volevo… Sapete, 
in quegli ospedali si incontra parecchia gente strana e non sto parlando dei pazienti! Una volta, mentre insegnavo in un ospedale di Seattle, chiesi se qualcuno conoscesse la differenza tra psichiatri e schizofrenici. Una 
partecipante mi rispose: “Certo! Uno schizofrenico può guarire e andarsene dall’ospedale psichiatrico!”.
Joe rise: Bandler era davvero interessante. Ebbe però la sensazione che, di fianco a lui, Anna cominciasse a sentirsi un po’ a disagio. 
Prendete la psicoanalisi, ad esempio. Se ci pensate un attimo, è una cosa veramente bizzarra. C’è questa idea fissa che i vostri problemi derivino dal fatto di provare attrazione sessuale per vostro padre o vostra madre. Ma dai!
Joe rise di nuovo e buttò l’occhio su Anna, che era rossa come un peperone e visibilmente agitata. La gente mi chiede sempre quanta resistenza ho incontrato, tra psicologi e psicoterapeuti. A dire il vero, piuttosto poca: nella maggior parte dei casi erano ben contenti di poter imparare qualcosa di utile per aiutare i propri pazienti. Erano brave persone, frustrate dal modello di intervento psicologico che, allora, era la norma. 
A quel tempo si pensava che i problemi di una persona derivassero sempre dal suo passato, ma io sono convinto che se la gente ha dei problemi la ragione è semplice: le persone vengono al mondo, fanno delle esperienze e imparano a pensare in certi modi.
Molti si sentono intrappolati dal proprio passato, ma la situazione è diversa: sono “abituati” a star male.
Diverse persone a cui sono successe cose brutte, anziché essere felici di saperle ormai nel passato, le rivivono costantemente nella propria mente, riuscendo così a rovinarsi anche il presente.
Cosa fare del nostro passato è sempre e comunque una nostra scelta: possiamo usarlo per limitare il nostro futuro oppure per migliorarlo.
Questa è da sempre la base del mio lavoro: insegnare alle persone come fare in modo che, guardando al passato, possano usarlo per imparare, anziché soffrire a causa sua. Joe ragionò su quest’ultima affermazione. Il senso gli era chiaro, l’applicazione pratica un po’ meno.
Quando giravo gli ospedali con Virginia, mi chiesero di lavorare con Charlie, uno schizofrenico. Era convito che il Diavolo gli parlasse. Diceva agli psichiatri e alle infermiere che il Diavolo era venuto a trovarlo e che gli aveva bisbigliato brutte cose sul loro conto. La sua famiglia era disperata: avevano sentito parlare del mio approccio fuori dagli schemi e mi chiesero se potevo aiutarlo.
Dicevano che Charlie era pazzo, ma per me era meno matto della maggior parte delle persone con cui sono cresciuto. Il fatto è che la gente ha modi diversi di pensare: alcuni utili, altri meno. Io sono qui per insegnarvi come pensare in modo più utile, in modo che possiate sentirvi più felici e più liberi.
Bandler si muoveva sul palco con grande trasporto e passione. Da come parlava, era evidente che sapeva il fatto suo.
L’effetto collaterale di questi modi di pensare poco utili è che, a volte, creano grandi diffi coltà, che si manifestano nelle più varie forme, dalla schizofrenia alla depressione, a tutta una gamma di comportamenti autolesionistici davvero assurdi.
Per me, chiunque usi la propria mente per rendersi la vita più spiacevole del necessario è una persona che si rende schiava della convinzione che la vita sia sofferenza.
Ci si dimentica che nella vita è meglio evitare di ricordare e rivivere le cose sgradevoli del passato. È meglio andare avanti, e considerare la vita come la meravigliosa avventura che in effetti può essere.
Bisognerebbe porsi domande stimolanti, capaci di mettere in discussione quel modo di pensare: “Come posso stare bene? Come posso rendere questa cosa più facile? Come posso renderla divertente?”.
Oggi possiamo fare un passo in più. Sono a disposizione tecniche che possono aiutare ognuno di voi a sentirsi felice senza un particolare motivo. Così, quando ne avrete uno, sarete ancora più felici. Ecco su cosa si 
basa il mio lavoro degli ultimi quarant’anni.
A quel punto Joe si fermò a considerare il proprio rapporto con il passato.
Libertà personale signifi ca anche essere in grado di scegliere gli stati interiori positivi e le cose che desiderate, e concretizzare il tutto nella vostra vita. La libertà permette di trovare cose come l’amore, il successo, l’arte.
Ed è ingannevole pensare che ti servano soldi a palate, per averle.
C’è chi crede che con una bella casa, una bella macchina o una barca i suoi problemi scomparirebbero. Questo è fuorviante. Le persone dovrebbero soffermarsi un po’ di più a riflettere su cosa può renderle davvero felici.
È questione di staccarsi dai problemi e pensare di più alle soluzioni. È questione di star bene la maggior parte del tempo. È questione di affrontare i momenti e le persone difficili con grazia e abilità. Avete molto più controllo sulle vostre vite di quanto crediate.
Joe fece una smorfia. È una bella idea, quella di pensare che abbiamo il controllo sulle nostre vite, ma non mi convince del tutto. Possono succedere cose che sono al di là del nostro con-
trollo, e non possiamo farci niente. Tuttavia, continuò ad ascoltare. Bandler andava avanti, come un fiume in piena.
Come controllare la propria mente
Adesso parliamo di come controllare la propria mente. Vedete, spesso finiamo intrappolati nel modo stesso in cui utilizziamo il cervello. Così come assorbiamo infor-mazioni dal mondo circostante attraverso i nostri cinque sensi, allo stesso modo disponiamo di cinque modalità interne per rappresentare le informazioni. Nella nostra testa creiamo o ricordiamo immagini, ci parliamo o ricordiamo quello che abbiamo ascoltato, proviamo sensazioni ed emozioni, sentiamo gusti e odori: è così che diamo un senso al mondo. È il modo in cui rappre
sentiamo internamente il mondo che determina come ci sentiamo e cosa facciamo. Questo, a sua volta, si rispecchia nel nostro modo abituale di pensare.
Il modo di interpretare il mondo infl uenza in ogni istante il nostro stato mentale. Per pensare e agire più efficacemente, per essere più ricchi di risorse interne, dobbiamo imparare a modifi care i nostri programmi di 
pensiero limitanti.
Joe si raddrizzò sulla sedia e prese ad ascoltare più attentamente.
Ad esempio, se vi chiedessi dove avete parcheggiato l’auto o come si arriva alla stazione centrale, dovreste entrare nella vostra mente e creare o ricordare un’immagine mentale della strada da percorrere. Se vi chie-
dessi cosa avete fatto ieri, lo sapreste, perché dentro di voi ne conservate un ricordo sotto forma di immagine mentale. Ora, queste immagini sono inconsce. Tutti noi le creiamo, ma spesso ne siamo inconsapevoli. Il segreto sta nel prenderne consapevolezza, così da poterne fare qualcosa di diverso.
I nostri pensieri, perciò, consistono in immagini, suoni e sensazioni. Una volta che siamo consapevoli di come costruiamo i nostri pensieri, siamo in grado di modifi carli. Questo accade perché sensazioni e comportamenti 
sono determinati in larga misura da come pensiamo e, dopo aver scoperto come pensare in modi diversi, possiamo ottenere risultati diversi, più efficaci.
Immaginate, ad esempio, qualcuno che vi infastidisce o vi suscita malessere. Fatevene un’immagine nella vostra mente. Notate le caratteristiche dell’immagine: le dimensioni, il luogo in cui è collocata, se è a colori o in 
bianco e nero.
Istintivamente Joe seguì le indicazioni di Bandler. Gli si affacciò alla mente l’immagine della sua responsabile, con la quale aveva recentemente discusso in modo molto acceso.
Ora, quando avrete l’immagine della persona, fate queste cose: prendete l’immagine e, se è a colori, trasformatela in bianco e nero; poi rimpicciolitela; infine, spostatela sempre più lontano, verso l’orizzonte. Notate come vi sentite a questo punto.
Richard Bandler, col suo sguardo sicuro e compiaciuto, lo sguardo di chi conosce già le risposte alle sue domande, indicò un uomo seduto in prima fila.
Lei, signore. Ha fatto come le ho detto? Ora, voglio che svolgiate questo esercizio. Lasciate che vi sveli un segreto.
Si sporse in avanti, verso il pubblico, e sussurrò:
Se non lo fate, non ottenete risultati!Tutti risero.Basta una manciata di secondi per cambiare veramente il modo in cui vi sentite.
Joe fece quello che aveva chiesto Bandler. Prese l’immagine che si era raffi gurato e, per prima cosa, la trasformò in bianco e nero. Poi, la fece diventare piccola come la tessera di un puzzle e, infine, la allontanò il più possibile da sé. Immediatamente si rese conto che, per quanto gli sembrasse incredibile, le sensazio-
ni negative che provava solo alcuni istanti prima erano effettivamente cambiate. Si erano trasformate in un leggero fastidio. 
Se glielo avessero raccontato, probabilmente non ci avrebbe creduto. 
La cosa straordinaria è che le caratteristiche delle immagini che avete in testa possono essere facilmente modificate, e questa operazione ha un effetto profondo sulle esperienze collegate a queste immagini. Potete 
anche prendere una cosa che vi fa star bene o vi rende felici, renderla più grande, brillante, colorata e vicina, e la sensazione positiva molto probabilmente si intensificherà.
Joe decise di provare anche questo. Pensò all’ultima volta in cui era andato allo stadio. La sua squadra del cuore aveva vinto una partita difficile e si era qualificata per il turno successivo del torneo. Era stata una serata magica. Ricordò quanto fosse stata bella quella sensazione. Gli venne in mente l’immagine del pubblico e, subito, sentì l’intenso benessere collegato al ricordo. Rese l’immagine più grande, più luminosa, colorata e vivida e, come d’incanto, notò che la sensazione di entusiasmo e gioia cresceva e si espandeva nel suo petto. Sorrise. Davvero incredibile!
Ogni volta che pensate a qualcosa, ne create delle immagini o dei filmati. Il vostro cervello funziona così! Se ricordate un’esperienza, probabilmente immaginerete un filmato di ciò che avete vissuto, nel quale vedrete voi stessi come attori o dal vostro punto di vista di allora. Queste immagini o fi lmati determinano il tipo di sensazioni che provate. È così che le persone stanno bene o male. Dipende perlopiù dal tipo di cose a cui pensano e dal tipo di rappresentazione che se ne fanno mentalmente. Tutto qui. Il segreto sta nel prendere le immagini mentali che vi fanno stare male, rimpicciolirle, trasformarle in bianco e nero e allontanarle da voi, liberandovene, e poi prendere le cose che vi fanno star bene e renderle grandi, luminose e vivide. Quando lo fate, in pratica state inse-gnando al vostro cervello ad amplificare le sensazioni positive e a indebolire quelle negative.
Joe rimase profondamente colpito da questa affermazione, dalla logica ferrea sottesa alle affermazioni di Bandler e dalle implicazioni che tutto ciò comportava. A pensarci bene, c’era da restare senza fiato. Avrebbe davvero potuto usare questa tecnica per cambiare il modo in cui si sentiva, rispetto a qualsiasi cosa? 
La risposta giunse dalla sua voce critica, da quella voce che era spesso pronta a distruggere le sue speranze, proprio quel genere 
di voce che sentiamo quando pensiamo a cose negative o ci rappresentiamo scenari pessimistici. Non essere sciocco. Vuoi davvero credere a queste cose? È troppo semplice. Il cambiamento è una roba diffi cile. Scosse il capo. La sua voce interiore lo aveva ricondotto a uno stato di scetticismo. In effetti, sembrava davvero troppo bello per essere vero. Tutto quello che diceva Bandler era sensato e interessante, ma Joe era curioso di mettere alla prova queste idee nella vita reale. Sarebbe stata la prova del nove.
Bene, è quasi il momento di fare una pausa, ma prima vorrei presentarvi alcuni dei trainer che mi aiuteranno nei prossimi giorni.
Vorrei che i trainer in aula si alzassero in piedi e sollevassero una mano.
Bandler fece una breve presentazione di ciascuno. Alla fine, presentò il trainer che Joe aveva incontrato al suo arrivo.
Questo è Alan, e collabora con me da diversi anni. Oltre a partecipare ai miei seminari come assistente, Alan è anche un ottimo formatore. Se avete delle domande durante gli esercizi rivolgetevi pure a lui. Bene, ora godetevi la pausa!
Durante il break, Joe rimase seduto al suo posto. Aveva poca voglia di chiacchierare con sconosciuti e di socializzare. Prese in mano il volantino che aveva trovato sulla sedia e si mise a leggerlo distrattamente mentre, con la coda dell’occhio, cercava di capire dove sarebbe andata la donna dai capelli castani. Appena era iniziata la pausa, Anna era schizzata in piedi. Joe aveva la sensazione che non sapesse bene cosa dire riguardo a quanto avevano appena ascoltato. Di sicuro l’approccio di Bandler portava con sé una certa quantità di implicazioni, anche per lei.
Joe si girò, per seguire con lo sguardo la donna dai capelli castani, che ora si trovava in fondo alla sala con due tizi che davano l’impressione di provarci spudoratamente. Lei, però, sem-brava non farci molto caso: conversava educatamente, mentre i due si davano da fare cercando di far colpo su di lei. Joe scosse la 
testa. Che personaggi, pensò. Probabilmente vanno ai corsi solo per rimorchiare! In realtà, quella che aveva appena sentito nello stomaco era invidia, condita con un pizzico di fastidio. Sarebbe piaciuto anche a lui essere là a fare il cascamorto, se solo avesse avuto il coraggio di rivolgerle la parola.“Tu non vai a fare due chiacchiere e a conoscere qualcuno?” La voce era giunta all’improvviso, da dietro. Joe si voltò. Era Alan. “No… per la verità non ne ho molta voglia.” Alan lo guardò, e poi guardò la donna dai capelli castani. Era evidente che aveva intercettato lo sguardo di Joe e tratto le dovute conclusioni.
“Perché non vai là e ti presenti?”, chiese Alan.
“Lo farò. Dopo. Forse. Se ne avrò voglia”, rispose Joe, a disagio.
“Mi stai dicendo che adesso non ne hai voglia?”
“Sì. No. Cioè… no, certo che lo vorrei, ma io non… io… be’, diciamo che sono un po’ timido e decisamente troppo nervoso. Farei solo la fi gura dello scemo.”
“Non è quello che stanno già facendo anche gli altri?”, 
chiese Alan facendo un cenno con la testa. Joe osservò la scena: 
il tizio a sinistra della ragazza si dondolava come un gorilla, cercando di farla ridere. E lei in effetti rideva, anche se sembrava una risata di circostanza. “Indubbiamente”, rispose Joe. “Ma io non saprei cosa dire. Non ci so fare con le donne, io.”“Ecco una cosa su cui pensare. Ho incontrato un sacco di persone insoddisfatte di se stesse e che non si piacciono, e poi si 
chiedono perché nessuno voglia stare con loro. Devi imparare a piacere a te stesso per poter piacere agli altri. Quindi, il passo successivo è concentrarti su come fai sentire le altre persone. Se ti ostini a voler fare una buona impressione, ti infi li in un vicolo cieco. Invece di concentrarti su come far colpo, ti sarà più utile concentrarti su come far sentire bene le altre persone. Se sei una persona piacevole da frequentare, è probabile che gli altri vogliano passare più tempo con te. Se sei un palla al piede, le persone ti eviteranno. Semplice, ma vero. Né di più, né di meno.”Joe decise che avrebbe provato a mettere in pratica queste 
idee alla prima occasione utile. Era tutto talmente ovvio che, magari, avrebbe funzionato davvero!
“Cosa credi che accadrebbe se tu, adesso, andassi là a conoscerla?” Alan studiava il volto di Joe, per analizzarne la reazione.
“Be’, immagino che mi fisserebbe e si chiederebbe cosa c’è che non va in me, poi la situazione si farebbe talmente imbarazzante che si allontanerebbe con una scusa qualsiasi, per poi evitarmi durante il resto del corso.”
“È fantastico! Hai sia il dono della preveggenza, sia quello della lettura del pensiero! Mica male”, lo provocò Alan.
Joe sorrise. “Be’, è la reazione che avrebbe se non mi venisse niente da dirle.”
“Quando pensi a lei che ti fi ssa e si chiede cosa c’è che non va in te, come lo fai?”, chiese Alan.
“Non sono sicuro di capire cosa intendi.” Joe era confuso.“Fondamentalmente, mi stai dicendo che vedi un film nella tua testa e che in questo fi lm metti tutto ciò che accadrebbe se lei ti rifi utasse, giusto?”
Joe ci pensò un attimo e si rese conto che, in effetti, aveva visualizzato l’intero fi lm in cui lei lo liquidava bruscamente. 
Annuì.
“Lasciami indovinare. Il fi lmato è piuttosto grande, colorato e luminoso, giusto?”, chiese Alan.Joe annuì nuovamente.
“Ok. Allora, cosa accadrebbe se tu mettessi in pratica quello che Richard ha appena spiegato e prendessi il tuo film, lo rimpicciolissi, lo trasformassi in bianco e nero e lo spostassi in 
lontananza, verso l’orizzonte? E se poi lo sostituissi con un filmato mentale nuovo nel quale ti senti bene, vai da lei, cominciate a chiacchierare, la fai ridere e sentire bene? Un filmato vivido, chiaro e a grandezza naturale?”
Joe immaginò l’intera sequenza, proprio come se fosse al cinema, in cui lui si avvicinava alla ragazza, si metteva a parlarle tranquillamente e lei sembrava divertirsi molto. Per un attimo, 
si sentì entusiasta e sicuro di sé. La prospettiva di parlarle ora era meno terrorizzante. Anzi, gli era persino sembrato che lei gli sorridesse, mentre lui la guardava, perso nel suo film. 
“Sarebbe una bella idea, ma non è così che funziona la realtà”, disse ad Alan. La voce critica si era fatta subito sentire: troppo bello per essere vero. Non può essere così semplice. Alan fissò Joe per un istante, poi disse: “Forse la realtà è diversa da come te la immagini. Forse, ciò che immagini diventa la tua realtà”. Con queste parole, Alan lasciò Joe e s’incamminò verso l’ingresso dell’aula, mentre le persone tornavano a sedersi. Richard Bandler salì di nuovo sul palco e riprese a parlare. Tempo fa, durante un seminario, mi ha avvicinato una donna. Mi ha raccontato che si trovava sull’autobus che esplose a Londra durante l’attentato del 7 luglio, quando vennero presi di mira i mezzi pubblici.
Questo orribile atto di terrorismo ha fortemente turbato l’opinione pubblica, ma soprattutto ha avuto un impatto tremendo sulle persone coinvolte nelle esplosioni e 
sui loro cari. Questa donna mi stava di fronte, saltellando nervosamente da un piede all’altro e torcendosi le mani, mentre mi raccontava di essersi trovata proprio su quell’autobus. 
Mi disse che, pur avendo scampato la morte, era sopravvissuta, ora viveva tormentata dalla paura. Non era ancora riuscita a lasciarsi alle spalle l’accaduto. Ogni persona con uno zaino, ogni pacchetto, ogni borsa per lei era potenzialmente una bomba che le faceva rivivere il suo incubo.
Era sicura che presto sarebbe morta. Diceva che era impossibile fare progetti per l’avvenire: le avevano rubato il futuro. Anche lei, come la maggior parte di coloro che hanno vissuto un brutto trauma, era rimasta pri-gioniera dell’evento passato. Aveva bisogno di rompere quelle catene e le serviva un aiuto. 
Dietro la donna c’era una lunga fi la di altre persone che aspettavano di farmi domande. E ce n’erano altre quattrocento che facevano esercizi, visto che eravamo in un’aula nel bel mezzo di un corso. Anche se il tempo stringeva, io volevo ugualmente darle qualcosa che la aiutasse a stare un po’ meglio riguardo alla sua esperienza.
Le feci una domanda di cui conoscevo già la risposta e poi le diedi delle istruzioni che all’apparenza possono sembrare banali, ma che in realtà sono abbastanza potenti da spezzare le catene che ci legano a eventi che 
ci hanno travolto nel passato.
Le chiesi se, quando pensava a quel momento, lo vedeva a dimensioni reali, ossia se le immagini erano a grandezza naturale, come se tutto stesse accadendo di fronte a lei. Rispose di sì. Aggiunse anzi che le immagini erano “gigantesche”.
Improvvisamente cominciò a tremare. Troppo spesso, alle persone nella sua condizione, viene detto che per superare i propri traumi è necessario riviverli. Lei era un esempio perfetto di quanto questa teoria sia assurda. 
Erano mesi e mesi che riviveva quell’evento traumatico e la sua condizione non faceva che peggiorare. Sapevo che era invece il momento di sdrammatizzare.
Le chiesi: “Hai paura di treni, autobus o aeroplani?”
Annuì, continuando a tremare. Le feci notare che la probabilità di essere vittima di un attentato è già di per sé bassissima, e che la probabilità che succeda due volte alla stessa persona è praticamente inesistente. Le dissi quindi che l’avrei assunta come mia guardia del corpo, e che la volevo sempre con me in aereo o in taxi, così sarei stato quasi certo di evitare il rischio di saltare 
per aria: nessuno è così scalognato! Si mise a ridere. Era quello che volevo. Le persone hanno spesso paura di scherzare con chi ha subito un trauma, e invece io credo che ridere dei propri problemi sia esattamente ciò che serve per cominciare a vedere le cose da un punto di vista diverso. Adesso eravamo pronti per cominciare.Aveva principalmente due problemi: il fatto di ripensare continuamente all’evento, e il fatto di immaginarselo come un filmato di proporzioni gigantesche, come se 
fosse ancora davanti a lei. Dovevo farle cambiare queste due cose. Le chiesi allora di sperimentare qualcosa di un po’ diverso da quello che aveva fatto fi no a quel momento.
“So che questo ricordo terribile ti ha terrorizzata a lungo, e voglio aiutarti a metterlo dove deve stare: nel passato. Per farlo, puoi pensare a un ricordo successivo 
all’esplosione? Magari qualche ora dopo, quando ti sei resa conto di essertela cavata, di essere ancora viva e tutta d’un pezzo?”
La donna chiuse gli occhi e cominciò a ricordare un momento successivo all’attacco, poi annuì.Continuai: “Bene, ecco cosa voglio che tu faccia ades-so. Immagina di entrare dentro ‘te stessa’ in quel ricordo e, mentre lo fai, ti chiedo di rivivere l’intera esperienza al contrario, come se stessi riavvolgendo un nastro. 
Vedrai le persone che camminano all’indietro, l’autobus che si ricompone dai rottami e comincia ad andare in retromarcia… l’intero filmato mentale dell’evento che va all’indietro. Riavvolgi il filmato, finché non arrivi al 
momento in cui dovevi ancora salire sull’autobus”.
Arrivata a quel punto, le chiesi di fermarsi. Poi le feci ripetere la procedura qualche altra volta. Mentre eseguiva le mie istruzioni, canticchiavo una musichetta da circo: “Tatta tara ta ta tattattara”. Ridacchiava. E questo, come vi ho già detto, è molto importante. Le chiesi: “Hai finito?”.
Annuì. Le avevo fatto proiettare il filmato al contrario, perché era abituata a immaginarlo nel futuro, mentre volevo che cominciasse a metterlo nel passato. Avendo ripercorso l’esperienza al contrario nella sua mente, il 
suo cervello era costretto a ripensarla in modi del tutto nuovi.
“Ora voglio che tu rimpicciolisca il ricordo di quell’evento tragico, in modo che abbia le dimensioni di un filmato da cellulare”, dissi mentre mettevo una mano a un metro davanti a lei, “grande più o meno così”.
“Guarda ciò che è successo dentro questo schermo immaginario e fai partire il fi lmato dall’inizio alla fine, piccolo piccolo e in lontananza”.Fece quello che le avevo chiesto con grande attenzione.
“Per finire, voglio che ti immagini su un autobus, che guardi gli altri passeggeri con zaini e borse, e che li vedi tirare fuori penne e libri per studiare.”
Immaginò quanto le suggerivo e sorrise. E quel sorriso significava molto.
Poi le chiesi di tornare ancora una volta all’immagine che tanto la spaventava. Erano passati solo pochi minuti ed ecco che le chiedevo di fare proprio ciò che l’aveva terrorizzata per anni.
Scosse il capo e disse: “Sto molto meglio del solito”. Le dissi di guardare tutti quegli sconosciuti con zaini e pacchetti. Scosse di nuovo il capo, mi guardò e, facendo spallucce, disse: “Sono tranquilla”.Naturalmente non aveva cancellato l’evento dalla sua 
mente. Avrebbe comunque avuto un ricordo orribile di quell’episodio accaduto nel passato. Quello che avevo fatto era stato aiutarla a smettere di consentire al ricordo di influenzare negativamente il presente.
Visto che l’avevo aiutata a cambiare il modo in cui rappresentava il ricordo, adesso le era possibile diminuire l’intensità delle sensazioni che provava immaginandolo. D’ora in avanti sarebbe stata in grado di gestire la situazione, 
perché sapeva cosa fare. E più l’avrebbe fatto, più le sarebbe diventato facile. Aveva imparato qualcosa che la avrebbe aiutata a guadagnarsi la libertà dalle limitazioni imposte da quel ricordo.
Gli eventi tragici esistono solo nella mente, sotto forma di ricordi. Un ricordo è la rappresentazione di un’esperienza. Quando cambiate il modo in cui rappresentate 
un’esperienza, cambiate anche le sensazioni che le sono associate, quindi come vi sentite in merito a essa. 
Adesso è il momento che facciate anche voi un po’ di pratica con tecniche di questo tipo.
Joe faceva fatica a credere che fosse stato così facile per quella donna superare le emozioni negative che le derivavano da un trauma di una simile portata. Di per sé, però, l’idea aveva senso: visto che ciò che la faceva star male era il ricordo dell’evento negativo, cambiando le caratteristiche del ricordo si sarebbe prodotto un effetto anche sulle relative sensazioni. Ma era possibile un cambiamento così drastico e, soprattutto, così veloce? 
Richard annunciò ai partecipanti che avrebbero fatto un esercizio. Ogni persona doveva trovare un compagno e chiedergli di pensare a un’esperienza negativa del passato. L’esercizio consisteva nel guidare la persona a visualizzare l’esperienza su uno schermo mentale e a guardare il fi lmato dell’accaduto al contrario, mentre il compagno-guida avrebbe canticchiato una musica da circo. Poi, il compagno-guida avrebbe dovuto chiedere alla persona di vedere se stessa nell’esperienza, ma con modalità differenti, proprio come aveva illustrato Bandler. Joe era 
poco convinto di riuscirci. Considerò persino l’idea di sgattaiolare fuori dall’aula fino al termine dell’esercizio, poi la accantonò. 
Aveva deciso di partecipare al corso e quindi, almeno per quel giorno, avrebbe fatto tutti gli esercizi. Si guardò intorno e incrociò lo sguardo dell’uomo che gli era seduto dietro.
“Ciao. Io sono Ross”, gli disse, inarcando le sopracciglia.
“Joe.”
“Hai già un compagno per questo esercizio, Joe?”
“Adesso pare di sì”, sorrise. “Però non sono sicuro di sapere esattamente cosa dobbiamo fare.”
“Nessun problema. Sono un Practitioner in PNL, ti posso aiutare io. Conosco bene queste tecniche. Ho già frequentato corsi con Richard.”Joe, di recente, aveva sentito più volte menzionare la parola “Practitioner”. Maria gli aveva parlato di Practitioner e MasterPractitioner, di Trainer e Master Trainer. A Joe sembrava roba da film di kung fu.
“Tu credi alla storia che ha appena raccontato Bandler? 
Una donna con un trauma di quel genere? Per superare una cosa simile ci vuole sicuramente parecchio tempo. Dieci minuti 
mi sembrano davvero pochi…”
“Certo, mi rendo conto che possa risultare diffi cile da credere e, all’inizio, faticavo anch’io a crederci, poi ho visto con i miei occhi Bandler fare cose incredibili con le persone. Nei semi-
nari, insegna ai partecipanti come superare le proprie fobie applicando lo stesso procedimendo che ha usato con quella donna. 
Funziona veramente. Ho conosciuto moltissimi psicoterapeuti e psichiatri che lavorano con successo sulle fobie, dopo aver imparato queste tecniche.”
Joe continuava a esserne poco convinto. Lasciò comunque che Ross lo aiutasse nell’esercizio. Ross gli chiese di pensare a un’esperienza spiacevole del suo passato, per la quale avrebbe desiderato provare sensazioni più positive. Joe scelse la fine del rapporto con Lisa: una ferita ancora aperta. 
“Bene, adesso voglio che tu immagini l’esperienza dolorosa e che faccia andare il fi lmato al contrario. Guarda le immagini 
come se stessi riavvolgendo una videocassetta, senti i suoni a rovescio e percepisci le sensazioni all’inverso. Arriva alla fine 
dell’evento, un attimo prima che la situazione cominciasse.”
Joe immaginò l’intera sequenza del giorno in cui Lisa lo aveva lasciato e la fece procedere al contrario nella propria mente. Era quasi buffo, vedere lui e lei che si muovevano all’indietro. 
Ross gli fece ripetere il procedimento parecchie volte e alla fine Joe si accorse, con una punta di sorpresa, di provare sensazioni 
diverse rispetto al momento della sua vita che aveva rievocato.
Ovviamente, la situazione non era cambiata: Lisa lo aveva lasciato. Eppure, la sofferenza che fi no a quella mattina gli aveva attanagliato lo stomaco si era come dissolta. Una parte di sé sapeva che avrebbe dovuto star male, eppure in quel momento gli risultava diffi cile. Poi toccò a Joe guidare Ross nello stesso esercizio, il che avvenne con risultati ugualmente positivi.
Ross ricapitolò i meccanismi della tecnica che avevano appena messo in pratica. “Il modo in cui rappresenti i tuoi ricordi influisce anche sulle sensazioni che provi al riguardo. Quindi, una diversa rappresentazione mentale implica sensazioni diverse.”
Ross sembrava davvero convinto. 
“Questa cosa mi ha veramente aiutato. Lavoro nel settore commerciale di una grande azienda e sono uno dei venditori migliori. Mi capita di dover presentare i nostri prodotti a gruppi di 
persone, anche molto numerosi. Talvolta mi tornano alla mente i ricordi negativi di presentazioni andate male: allora mi basta 
prendere le immagini o i filmati di quei ricordi, rimpicciolirli e farli andare al contrario. Funziona. Trovo inoltre che anche 
Brillante al Quadrato faccia miracoli.”
“Brillante che?”: Joe sentiva nominare quella tecnica per la prima volta.
“Scusa. A volte mi dimentico che sono in pochi a conoscere la PNL”, sorrise Ross.
“Fondamentalmente, Brillante al Quadrato è una tecnica molto semplice che ti aiuta a ricreare qualsiasi sensazione desideri, attivandola immediatamente nel tuo corpo.”
“Ah”, disse Joe, sollevando scettico un sopracciglio. 
“Ti assicuro che funziona. Il segreto sta nel visualizzare un’immagine di te stesso nello stato mentale in cui vorresti trovarti. Tu sei qui e la tua immagine è al centro di un quadrato immaginario, tracciato sul pavimento di fronte a te. E al quadrato assegni un colore. Dai, ti faccio vedere.”Ross chiese a Joe di alzarsi, di chiudere gli occhi e di fare una prova immaginando un quadrato colorato sul pavimento davanti a sé.
“Fa’ conto che il quadrato sia riempito con un colore che associ alla ‘sicurezza’. Ora, immaginati in piedi nel quadrato, proprio come saresti se ti sentissi sicurissimo di te, forte, con il pieno controllo sulle tue sensazioni. Osserva che aspetto avresti. 
Nota l’espressione del tuo viso, la tua postura, il modo in cui respiri, la luce nel tuo sguardo, la scioltezza dei tuoi movimenti in quello stato.”
Joe fece quanto richiesto e si vide in piedi, con il petto in fuori e la testa alta, lo sguardo fi ero e l’aria sicura. Si immaginò un bel sorriso stampato sul volto. Cominciò a sentire che, inconsciamente, la sua schiena si stava raddrizzando e le gambe si ancoravano più saldamente al terreno.
“Bene. Mentre fai tutto questo, al mio tre, voglio che immagini di entrare nel quadrato e nella fi gura di Joe che vedi davanti a te… proprio come se tu indossasi dei vestiti nuovi. Voglio che entri in quel te stesso potente e sicuro di sé: guarda attraverso i 
suoi occhi, senti attraverso le sue orecchie e prova le sensazioni attraverso il suo corpo. Pronto? Uno… due… tre! Adesso entra nel quadrato, e nota come sia facile provare quella sensazione e quel colore in ogni parte del corpo. Sentiti riempire di forza e di sicurezza in te stesso. Così, esatto.” Con sua grande sorpresa, Joe si sentì effettivamente diverso, caricato da una nuova energia. Riusciva a percepire la forza del quadrato diffondersi in ogni cellula del suo corpo.
Dopo alcuni secondi, Ross continuò: “Ora voglio che tu esca dal quadrato e apra gli occhi”.Ross guidò Joe nella procedura per cinque volte. Quando, alla fine, Joe uscì dal quadrato, aprì gli occhi ed esclamò can-didamente: “Però!”, Ross sorrise. “Sono felice che tu abbia apprezzato. E adesso, prova questo. Chiudi gli occhi, immagina il quadrato colorato ed entraci. Nota come ti sentirai.”
Joe chiuse gli occhi, immaginò il quadrato nel modo più vivido possibile ed entrò con un passo. Provò nuovamente un’ intensa sensazione di sicurezza attraversargli il corpo. Si sentì quasi sollevare da terra. Quindi, uscendo dal quadrato, aprì gli occhi. “Caspita! Mi sono sentito così…”“Brillante?” Ross fi nì la frase per lui, ridendo. “Ecco perché la tecnica si chiama così.”Con sorpresa, Joe notò l’assenza della solita voce critica. 
Stava cominciando a fare esperienza di cose che per la voce negativa erano impossibili da spiegare. Joe ringraziò Ross, poi ciascuno tornò al proprio posto. 
All’ora di pranzo, Joe si trovò suo malgrado a dover accettare la compagnia di Anna. Avrebbe preferito rifi utare l’offerta, ma non aveva avuto la risposta pronta. Almeno, avrebbe ascoltato le sue reazioni a proposito delle sparate di Bandler sulla psicoanalisi. Nel frattempo, con suo grande disappunto, notò che la donna dai capelli castani era stata trascinata via dai due dongiovanni che l’avevano intrattenuta in precedenza. Nel timore di doversi sorbire una lezione privata da parte di Anna, Joe chiese a Ross di pranzare con loro. Per strada, mentre si avviavano, 
Anna non sembrava intimidita quanto Joe si sarebbe aspettato; era, invece, piuttosto baldanzosa. “Be’, la lezione di stamattina 
non era esattamente quel che mi aspettavo”, disse.“Sono sicuro che stava solo provocando”, disse Joe, per stemperare la tensione che aveva percepito nella voce della psicologa. “Magari certe cose le dice solo per scioccare le persone. 
Probabilmente non ci crede fino in fondo nemmeno lui.”
Anna annuì. “Capisco cosa intende e so che sta solo cercando di convincere le persone che rivivere le esperienze negative non sempre è una buona idea. Io, però, ho sempre pensato che, se si individua la causa, si può porre fi ne anche all’effetto.”
Intervenne Ross: “Ho sentito Richard spiegare che la causa non è l’evento in sé, ma il modo in cui lo rappresentiamo. Se cambi quello che fai nella tua mente, cambiano anche le sensazioni e le emozioni correlate. Pensare ai brutti ricordi non ti fa mai stare meglio”.
Anna tentò di ribattere: “Ma se reprimi il problema, il sintomo si manifesterà in altre forme”.Ross rispose prontamente: “Sì, ma chi dice che le altre forme in cui si potrebbe riproporre debbano per forza essere negative?”.
La discussione su Bandler cominciava a tediare Joe, che desiderava solo rifl ettere per conto proprio su ciò che aveva imparato durante la mattinata. Dopo aver consumato rapidamente il suo pasto, perciò, lasciò Ross e Anna alle loro argomentazioni e si allontanò con una scusa. Voleva fare due passi. 
Rientrato in aula, notò che alcune persone erano sedute in posti diversi. Si spostò anche lui, avvicinandosi alla sedia prima occupata dalla donna con i capelli castani. Alla peggio, lì non avrebbe dovuto sorbirsi Ross e Anna… o almeno così credeva. Una volti tornati dal pranzo, infatti, i due si sedettero proprio 
accanto a lui, l’uno a destra e l’altra a sinistra, bloccandogli qualsiasi via d’uscita. Joe sospirò: sarebbe stato un lungo pomeriggio.
La voce intensa e vivace di Bandler riempì di nuovo la stanza. Ogni altro rumore cessò all’istante. La capacità oratoria e il carisma di quell’uomo erano eccezionali.
Bentornati! Adesso voglio parlarvi di una cosa che si chiama dialogo interiore. Tutti parliamo con noi stessi, ogni giorno. Quarant’anni fa, se ammettevi di parlare da solo, ti potevano anche dare del pazzo. A quei tempi, se lo avessi raccontato a uno psichiatra, quello avrebbe detto, fra sé e sé: “Questa persona parla da sola… deve essere pazza!”.
Richard continuò.
Il modo in cui ci sentiamo e ciò che proviamo sono in-fluenzati, oltre che dalle immagini o dai fi lm che creiamo nella nostra mente, anche dal modo in cui ci rivolgiamo a noi stessi.Praticamente tutti sanno che se uno si dice cose negative è più probabile che abbia sensazioni negative e finisca per star male. Quello di cui la maggior parte delle persone è inconsapevole, però, è che non è solo questione di cosa ci si dice, ma anche di come lo si dice. Ad esempio, quando vi rimproverate è probabile che usiate un tono di voce diverso da quello che utilizzate per congratularvi con voi stessi. Spesso è proprio il tono di voce con cui vi parlate mentalmente a influenzare il vostro umore.
Alcune persone parlano regolarmente a se stesse in modo orribile, salvo poi chiedersi perché si piacciono poco. Quindi, dovete imparare a cambiare il modo in cui parlate a voi stessi.Joe pensò alla sua voce critica. Aveva già provato in passato a eliminare quel suo modo di pensare, ma senza successo. 
Aveva letto da più parti indicazioni sul potere del pensiero positivo e aveva persino tentato di applicare le tecniche consigliate: ripetere pensieri piacevoli, immaginarsi cose belle, dirsi frasi incoraggianti. Niente da fare. Ogni volta, la voce negativa aveva sovrastato quella ottimista, e tutto era ricominciato da capo. 
Lasciate che vi spieghi un piccolo segreto, che potrà esservi d’aiuto. Pensate a qualcosa di spiacevole che vi dite regolarmente, qualcosa di crudele che usate per lamentarvi di voi stessi. Ora soffermatevi sul tono della vostra voce interiore. Così. E adesso, voglio che
ripetiate le stesse cose, ma in un tono di voce davvero ridicolo. Immaginate le stesse critiche, recitate però con la voce di Topolino o con quella di Gatto Silvestro. Notate come le sensazioni sono diverse. Questa tecnica 
funziona perché spesso, più che le parole stesse, è il tono di voce a essere il principale responsabile delle sensazioni e delle emozioni che associamo alle parole impiegate. Molte persone cercano di dirsi cose diverse e si chiedono perché le sensazioni restano le stesse. Ricordate, la questione è sia cosa vi dite, sia come ve lo dite.
Per Joe fu come essere travolto da un’onda, da una vera e propria rivelazione. Bandler aveva appena risposto alla domanda che lo aveva angustiato fi no a quel giorno: perché con me non funziona? Cominciò subito a ripetersi mentalmente i commenti che la voce negativa aveva fatto, ma questa volta con la voce di Topolino. 
Gli venne da ridere. Suonava tutto piuttosto ridicolo e, soprattutto, apparivano ridicoli i commenti negativi. Funzionava davvero.
Toni di voce diversi trasmettono sensazioni diverse. Facciamo un altro esercizio. Disponetevi a coppie. Voglio che guidiate il vostro compagno mentre pensa a una serie di situazioni della sua vita in cui si è criticato. 
Una volta che le avrà identifi cate, fate in modo che ripeta le stesse critiche con toni di voce diversi e buffi , e fategli notare come cambia la sua risposta emotiva. 
Ripetendo questa procedura un po’ di volte, la voce negativa comincerà ad assumere questa nuova caratteristica e voi vi sentirete letteralmente diversi. La cosa bella è che la voce negativa, dopo questo esercizio, non sarà mai più la stessa.Joe evitò di proposito lo sguardo di Ross e di Anna e si alzò in piedi, risoluto. Si girò e vide la donna dai capelli castani, seduta solo tre posti più in là. Doveva assolutamente parlarle. 
Immaginò il suo quadrato brillante e vi entrò. Era pronto. Stava per avvicinarsi e salutarla, quando gli si parò davanti una signora di mezza età.
“Ciao. Ti va di fare l’esercizio con me?”
Joe la guardò, notando dietro di lei che la donna dai capelli castani era appena stata avvicinata da qualcun altro e stava per cominciare l’esercizio.“Certo. Io sono Joe.”
“Teresa. Piacere.”
Teresa era un medico inglese e si era formata a lungo con Bandler. Era una donna molto affabile, particolarmente alla mano, che parlava con un calore quasi materno. 
“Anni fa ero spesso preda di attacchi di panico, così ho cercato dei modi per gestire quelle situazioni. Studiando con Bandler ho preso coscienza del fatto che, quando venivo presa 
dal panico, mi creavo un filmato mentale in cui mi vedevo incapace di respirare, bloccata o addirittura in procinto di soffocare: 
questo, ovviamente, peggiorava la situazione. Poi ho imparato a 0prendere il controllo su ciò che avviene nella mia testa. Gradualmente ho conquistato l’abilità di modifi care le mie immagini mentali e, di conseguenza, a sentirmi meglio. Comunque, adesso mettiamoci al lavoro.”
L’esercizio sul cambiamento del tono di voce interiore che erano in procinto di fare interessava particolarmente Joe. Lo fece per primo, guidato da Teresa. I primi tentativi diedero un buon risultato, poi Joe incontrò una specie di resistenza. Si sforzò di riutilizzare una voce ridicola, ma invano. “Non capisco 
come farlo funzionare, cavolo. Non so se ho capito bene.”
“Posso suggerirti una cosa?”, chiese Teresa.
“Certamente.”
“Usa un tono di voce diverso anche quando dici a te stesso che non capisci come farlo funzionare…”
Era un’idea intelligente. Joe applicò immediatamente le voci buffe anche a quelle affermazioni ed ecco che, come per magia, gli fu diffi cile prenderle sul serio. Procedendo nell’esercizio riuscì a neutralizzare molte delle critiche che di solito si rivolgeva. Mentre applicava lo stesso procedimento ad alcuni 
ritornelli negativi che gli erano tanto familiari, accadde anche un’altra cosa strana: per la prima volta dopo anni, Joe si accorse che l’opprimente senso di angoscia, che per lungo tempo lo aveva tormentato, era sparito. Interessante, pensò.
Finito l’esercizio, Teresa e Joe scambiarono due parole e lui si ripropose di parlarle ancora, più tardi. Teresa era stimolante, proprio il genere di persona dalla quale poteva imparare molto.Nel pomeriggio, Bandler fece un’altra pausa. Anche questa volta Joe rimase seduto al suo posto a ragionare su quanto aveva sentito. Le idee erano indubbiamente sensate, eppure era ancora scettico riguardo al fatto che tecniche tanto semplici potessero produrre facilmente cambiamenti così grandi. Aveva sentito ripetere per anni che il cambiamento è lento e doloroso.
Proprio durante queste considerazioni, Joe sollevò lo sguardo dal manuale e vide la donna dai capelli castani e dai bellissimi occhi color verde acqua, seduta solo poche sedie più in là. 
Trattenne il respiro e il suo cuore cominciò a battere all’impazzata. Lei gli sorrise, alzandosi. Joe riprese il controllo sui propri muscoli facciali giusto in tempo per ricambiare il sorriso. Lei, intanto, aveva cominciato a camminare verso di lui. Prima che potesse raggiungerlo, però, l’amico dell’uomo-gorilla la intercettò.
Il cuore di Joe fece un tonfo. Sembrava proprio che fosse impossibile riuscire a incontrarsi! Ma c’era ancora speranza.
Quel sorriso signifi cava che lui le piaceva. Doveva essere così. 
Non aveva ancora fatto in tempo a elaborare il pensiero che la sua voce critica cominciò a sbeffeggiarlo: Ma stai scherzando? 
Una bella ragazza come lei? Interessata a te? Impossibile! Joe si sentì nuovamente scoraggiato, poi gli venne in mente di mettere 
in pratica quello che aveva appena imparato. Ripeté le stesse parole critiche con un tono poco verosimile. Sembrava la voce di 
un ubriaco, a ben pensarci. Joe sorrise. Guardò verso di lei e si sentì nuovamente ottimista.
Approfi ttò della pausa per rifl ettere su alcune questioni emerse durante la giornata. Pensò al concetto di libertà personale di cui aveva parlato Bandler. Sarebbe stato davvero in grado di diventare più felice? Avrebbe potuto realmente controllare la propria vita? Una parte di lui era convinta che ciò che gli acca-
deva fosse al di là del suo controllo, un’altra parte gli diceva invece che poteva gestire il modo in cui pensava e rappresentava le 
proprie esperienze: esattamente ciò di cui Bandler aveva parlato.
Joe pensò a come era riuscito a controllare sia le immagini e i filmati nella sua mente, sia il modo in cui parlava a se stesso. Se avesse applicato questi insegnamenti con la dovuta frequenza, forse sarebbe riuscito a costruire i modi per essere davvero felice di sé e della sua vita.L’abilità di essere feliciJoe fu riportato al presente dalla voce di Bandler, il quale cominciò a spiegare che sensazioni ed emozioni sono “cose che facciamo”, anziché “cose che abbiamo”.
Spesso lavoro con persone che mi dicono: “Ho la depressione”. Al che, di solito, rispondo: “Ok, mettila qui sul tavolo, così le do un’occhiata”. E allora mi guardano come se il pazzo fossi io. Parlano di ansia come se fosse una cosa che viene e se ne va. L’ansia, però, funziona diversamente. Noi non abbiamo l’ansia, non 
abbiamo la depressione: noi creiamo quelle sensazioni facendo qualcosa nella nostra mente.
Richard fece una lunga pausa, lasciò scorrere lo sguardo su tutti i partecipanti e proseguì.
Se prendiamo l’abitudine di pensare e fare cose che ci rendono allegri, felici e realizzati, anche la nostra vita si arricchirà di gioia e soddisfazione. Se invece tendiamo a lamentarci, a sentirci delusi e a deprimerci, diventiamo molto bravi a star male. La felicità è un’attività, un’abilità da apprendere e perfezionare. Più ci si allena  come in qualunque altra abilità, che sia andare in bici-
cletta, parlare una lingua straniera o risolvere i sudoku più si diventa bravi.
È lo stesso discorso di quando si pensa al passato. Secondo me il Dalai Lama ha riassunto bene il concetto dicendo che a volte le cose brutte accadono: semplicemente bisogna evitare di soffermarcisi troppo. Se lanci un sasso in uno stagno, la superficie rimane increspata per un po’, ma alla fine ritorna liscia. Quando le persone si soffermano troppo sulle cose, finiscono per ingigantirle a dismisura. Joe pensò ai momenti difficili del suo passato. Si rese però conto che, quando le immagini delle esperienze negative gli si 
affacciavano alla mente, istintivamente il suo cervello cominciava a manipolarle, allontanandole, rimpicciolendole e spedendole lontano, in automatico, prima ancora che potessero produrre sensazioni spiacevoli.
Ad esempio, quando si viene traditi, rivivere l’esperienza all’infinito aiuta poco. Credetemi, ci ho provato. Sono andato da uno psicoterapeuta e lui mi ha detto di pensare a una persona che mi aveva trattato davvero male e di immaginarla seduta su una sedia vuota davanti a me. Poi mi ha detto di picchiare la sedia. La chiamavano terapia della Gestalt. Secondo loro sfogare la propria rabbia su una povera sedia innocente aiuta a star 
meglio.Dissento, ma perlomeno adesso sono cintura nera in terapia della Gestalt. Sedie e poltrone tremano alla mia vista. 
Ora, questo terapeuta mi disse di immaginare sulla sedia qualcuno che mi aveva ferito e mi chiese se provavo rabbia. Poi mi disse di immaginare qualcun altro che odiavo e ancora mi chiese se ero arrabbiato. Io risposi che ero arrabbiatissimo. Mi disse di picchiarlo e che poi mi sarei sentito meglio. Ecco, credo di aver capito male: lo psicoterapeuta voleva che io picchiassi la persona con la quale ero arrabbiato… io invece saltai addosso 
a lui e iniziai a suonargliele di santa ragione. Lui non era felice, ma devo dire che dopo, in effetti, stavo molto meglio!
Il pubblico rideva di gusto. Anche Joe sorrideva, pensando alla scena descritta da Bandler. 
Bisogna imparare dal proprio passato e guardare avanti, perché abbiamo la possibilità di scegliere se guardare al nostro passato e vivere un futuro migliore o se, piuttosto, prendere il nostro passato e usarlo per limitare il nostro avvenire.
Una volta capito questo, potete crearvi l’abitudine di apprendere le lezioni dal vostro passato, anziché continuare a riviverlo, proiettandolo nel presente e nel futuro. Questo vi permetterà di diventare persone più sagge, che creano per sé un futuro migliore e prendono decisioni più ponderate.
Per la prima volta da molto tempo, Joe intravide la possibilità di liberarsi dalle catene dei suoi errori passati e di vivere un futuro diverso. Ancora una volta, la sua voce critica cercò di fermarlo e di indurlo a dubitare, ma lui prontamente la neutralizzò assegnandole una voce ridicola. Fu decisamente più facile, 
ora che aveva fatto un po’ di pratica.
Bandler continuò a parlare di come tutti noi abbiamo la capacità di rivolgere lo sguardo al futuro o al passato. Osservò che concentrarsi troppo sui ricordi negativi è come cercare di 
guidare guardando nello specchietto retrovisore: si fi nisce per farsi del male.
Joe era molto rilassato. Il tempo era trascorso molto più rapidamente di quanto avrebbe scommesso ed era giunta l’ora di tornare a casa. Bandler chiuse la giornata con queste parole:Il bello del passato è che è passato. Il bello del presente è che è un dono. Il bello del futuro è che è pieno di fantastiche opportunità per sentirsi bene ed essere felici. 
Stanotte, mentre dormite e sognate, voglio che lasciate che tutte le cose che avete appreso oggi attecchiscano nella vostra mente, in maniera tale che vi troviate a usare il cervello in modo più efficace.
Bandler lasciò il palco accompagnato da un fragoroso applauso. Joe rimase seduto, perso nei suoi pensieri: era stata una giornata davvero interessante, Maria aveva ragione.
Si girò, sperando che la ragazza dai capelli castani fosse ancora vicina a lui, ma lei era già all’uscita. Joe aggrottò le sopracciglia: probabilmente deve incontrare il suo ragazzo, disse la sua voce interiore. Joe, però, cambiò il tono come aveva fatto in precedenza, e ancora una volta la strategia funzionò.
La voce di Anna lo distolse dalle sue rifl essioni. “Ciò di cui parlava Richard… è un po’ quello che facciamo noi. Aiutiamo le persone a stare meglio rispetto al loro passato.”
Ross intervenne. “No, è una cosa ben diversa. Voi inducete le persone a rivivere ripetutamente i ricordi negativi. Noi faccia-
mo in modo che cambino il modo in cui pensano ai loro ricordi, 
in modo tale da evitare di doverli rivivere.”
“Be’, a volte le portiamo a rielaborare il ricordo e a rappresentarlo in modo diverso, proprio come dice Bandler. Lo facciamo tramite l’accettazione del trauma che è stato analizzato e compreso.”
Ricominciarono a discutere. Joe sorrideva: cominciavano a piacergli, i suoi compagni di corso. Più tardi, uscendo dall’edifi cio, Joe si fermò da Alan, per ringraziarlo dei consigli che gli aveva dato. “Grazie per oggi, Alan.”
“Di niente, Joe. Ti è piaciuto il corso?”
“Sì, davvero stimolante. Alla fi ne, l’idea è che siamo in grado di cambiare le emozioni che proviamo, giusto?”
“Certo. Se c’è una cosa che puoi controllare nella vita è proprio ciò che accade nella tua mente. Se qualcuno entrasse in casa tua e imbrattasse le pareti con immagini raccapriccianti, le lasceresti? No, certo che no. Ridipingeresti i muri. E allora perché lasciare idee negative nella tua mente? Immagini indesiderate, voci orribili… Bisogna prendere il controllo e modi- fi carle subito. La maggior parte delle persone passa il tempo esercitandosi a star male. Il trucco sta nel renderti conto che, per dirla come Richard, sei il conducente dell’autobus, anziché un 
semplice passeggero.”
Joe annuì.“Un’ultima cosa, Joe. Ho notato che hai preso degli appunti. 
Ti consiglio vivamente di cominciare a tenere un personal journal, un diario personale. Registra tutto quello che hai imparato, le frasi che hai ascoltato, le intuizioni che hai avuto. Diventa uno studente della tua stessa vita e imparerai a migliorare il tuo mondo. 
Quando vai a casa stasera, riguarda i tuoi appunti e mettili in ordine, così li potrai usare ogni volta che ti serviranno.”
Era stata una giornata veramente ricca di idee e intuizioni, pensò Joe mentre salutava Alan. Sulla strada di casa, si fermò.

Appunti personali
Diario di  Joe
Molte persone pensano che vivere signifi chi rivivere continuamente gli eventi spiacevoli del passato. Meglio considerare la nostra esistenza come la fantastica avventura che può essere.
Forse la realtà è diversa da come te la immagini. Forse ciò che immagini diventa la tua realtà.
Gli eventi tragici esistono solo nella mente come ricordi terribili. Un ricordo è solo la rappresentazione di un’esperienza.
Se cambi il modo in cui rappresenti un’esperienza,cambiano anche le sensazioni a essa associate.
Nella vita possiamo controllare ciò che accade nella nostra mente. L’esempio di Alan: se qualcuno entrasse in casa tua e dipingesse immagini raccapriccianti sulle pareti, le lasceresti? No, certo che no.
Ridipingeresti i muri. E allora perché conservare brutte idee nella testa? 
Se non agisci, non ottieni risultati.

Circuit Training Programma Di Allenamento


Il consueto allenamento in palestra può essere variato con l' introduzione di determinate sequenze di esercizi. Sono esercizi che vanno eseguiti in rapida successione allo scopo di far aumentare la frequenza cardiaca  e sollecitare in modo diverso i settori muscolari…
Salto alla corda:
Il salto alla corda è un esercizio aerobico intenso che migliora la coordinazione motoria, va praticato per brevi intervalli nell' ambito di un circuito.Quando saltate cercate di sollevare il corpo da terra il meno possibile, trasferendo il peso sel corpo in modo fluido da un piede all' altro.
Scatti ripetuti
Posizionate due segnaposto alla distanza di 10/15 metri l' uno dall' altro. Correte dall' uno all' altro per un certo numero di volte  o per un periodo stabilito. È importante che i due  punti siano vicini per invertire il senso della corsa. Indossate scarpe che sostengano bene il piede….
Corsa a zig/zag
La corsa a zig zag richiede più agilità e potenza rispetto agli scatti ripetuti ed esercita un numero maggiore di muscoli.
Occorrono almeno sei segnaposto, disponeteli a distanza di due tre metri l' uno dall' altro componendo due file distanti di tre metri circa.
Correte a zig zag tra le due file.
Questo tipo di corsa potenzia i muscoli laterali della gamba migliora la velocità e l'agilità.
Corsa a ostacoli
È una corsa nella quale si saltano da 10 a 6 ostacoli di modesta altezza dispoti a distanza l' uno dall' altro.
Si salta in sequenza con un solo appoggio del piede tra un salto ed il successivo fino al termine della fila.
Arrampicata
Pertica fune e scale su cui arrampicarsi sono sempre spesso presenti nelle palestre.
L' arrampicata ha un ottimo effetto aerobico e rafforza la parte superiore del corpo.
È un esercizio molto faticoso che può essere eseguito solo per brevi periodi, ideale per allenamento a circuito…
Programma di circuit training
Riscaldamento aerobico 7 min.
Distensioni dei pettorali 30 sec.
Squat  30 sec.
Salto alla corda 3 min.
Piegamenti sulle braccia 30 sec.
Rematori  30 sec.
Scatti ripetuti  2 min.
Trazioni alla lat machine 30 sec.
Corsa zig zag  2 min.
Squat con pallone 30 sec.
Piegamenti 30 sec.
Corsa a ostacoli 2 min
Curl con manubri  30 sec.
Affondi completi  30 sec.per gamba
Arrampicata 15 volte
Camminata di defaticamento 5 min.

sabato 17 agosto 2019

Allenamento all' ora di pranzo

Se il problema principale è trovare il tempo per andare in palestra questo è il programma che fa per voi perche consente di raggiundere i massimi risultati con allenamenti di breve durata.
Benefici:
Sviluppa/potenza tono muscolare;
Brucia i grassi velocemente ;
Aumenta la flessibilità.
Come funziona il programma:
Il programma comprende due sessioni di allenamento da alternare su tre giorni alla settimana, la sessione 1 (primo e terzo giorno) e una volta la sessione due(il secondo giorno).
La sessione 1 prevede un intensa attività aerobica in cui il cuore lavora a due livelli di sforzo. Questo permette di bruciare i grassi e accellerare il metabolismo fino a 18 ore dopo l' allenamento. Il training di resistenza invece sollecita in alternanza la parte superiore e inferiore del corpo inducendo il cuore a compiere uno sforzo maggiore per inviare sangue ai muscoli alle due estremità del corpo.
Tonifica tutti i principali muscoli e accellera il metabolismo rendendo il corpo asciutto e atletico…..



La sessione 2 prevede una fase di training a ritmo.costante che potenziando cuoere e polmoni, sviluppa la capacità aerobica, per questa parte dell' allenamento scegliete tre attività aerobiche diverse.
La.sessione prevede inoltre esercizi fi resistenza che fanno lavorare i muscoli delle braccia e delle spalle e aiutano a dare torno alla parte superiore delle braccia.
Crunch e curl potenziano gli addominali...


venerdì 16 agosto 2019

La Trappola

Esoterismo pix Promenade


Il primo pensiero d' impossibilità
nasce dalla tua mente
che leggiadra e meschina
confonde la natura
del tuo essere.

Osservati
ma non allo specchio
luogo di oscura immaginazione
bensì
nella grotta nascosta della tua anima.

Impara ad essere
silenzio
luce
Oscurità
Amore….

Pix Promenade

Pessoa E la Poesia Esoterica


Esoterismo


In questa vita
in cui sono il mio sonno
non sono il mio padrone
chi sono è chi ignoro di essere.

Vivo
immerso in qesta nebbia che io sono
tutte le vite che ebbi in altri tempi
in una sola vita.

Sono mare
di sotto mareggiando verso l’alto ruggisco,
ma il mio colore viene dal mio alto cielo
 e mi incontro soltanto quando da me fuggo.

Chi da bambino mi guidava
se non la vera anima che in me si trovava?
Legata dalle braccia corporee,
non poteva più essere.

Ma, certo, un gesto, uno sguardo, un oblío anche, agli occhi di chi bene osserva, svela
la Presenza Reale sotto la maschera
della mia anima presente senza volere”.